Sai
Alice, ti devo dire una cosa: quando alla sera dopo una lunga giornata passata
insieme tu ed io, ti metto a nanna e mi allontano dalla culla, per un attimo mi
sento leggera, finalmente posso pensare un po’ a me e posso riappropriarmi di
entrambe le braccia e le mani. Ma questo stato di benessere non dura a lungo. Una
volta scesa al piano di sotto, accendo l’angelcare e poi mi guardo attorno e la
casa mi sembra improvvisamente vuota. È strano, solo pochi minuti prima avrei
voluto un attimo di pace e quando finalmente ce l’ho… sento un vuoto terribile
e mi manchi, mi manchi da morire. Nelle ultime sere dopo un po’ che dormi ti
risvegli e vuoi ancora dieci minuti di coccole… beh, confesso che quei dieci
minuti non servono solo a te ma ne ho bisogno anche io. Mi piace avere il
pretesto per tornare su e avere ancora l’opportunità di stare un po’ insieme
prima di una lunga notte separate.
In fondo, se ci pensi, se
escludi le ore notturne, stiamo insieme “solo” circa quattordici ore al giorno…
giovedì 3 febbraio 2011
Voglia di pappa
Oggi ho
comprato quello che presto diventerà il tuo primo cucchiaino: in morbida gomma
al silicone, per un impatto dolce con la tua piccola bocca abituata solo al
seno di mamma, al biberon e al ciuccio. Tu quando lo hai visto hai
immediatamente aperto la bocca… Devo capire qualcosa?
Il sospetto si chiama Alice
Un
anno fa, proprio oggi, cominciavamo ad avere il sospetto della tua presenza.
Lo
ricordo come se fosse ore, quel momento è scolpito nella mia mente: ero andata
ad una normale visita di controllo e l’espressione dubbiosa della dottoressa “de
terror” (non
certo perché faccia paura, ma questa è una storia troppo lunga…) insieme ad alcune sue domande, avevano fatto nascere in me e in tuo
padre l’illusione che forse lei avesse visto qualcosa che potesse far ben
sperare.
Poche
parole, incerte, spezzettate qua e là erano bastate a far scattare anche in noi
il sospetto che un figlio, il nostro bambino tanto desiderato, fosse già in
viaggio.
A
me non sembrava possibile, per questo tornando a casa quella sera, ricordo molto
bene di essermi sfogata con tuo padre: “non si fa così”, ripetevo, “non ci si
lascia andare a dei commenti quando non si hanno certezze… Non è serio, non è
professionale, e se poi non fosse vero, sai che male fa smettere di sognare?”.
Ero
arrabbiata con la dottoressa ma soprattutto con me stessa, perché mi rendevo
conto che pur non volendo, anche io mi stavo attaccando a quella quasi
impercettibile traccia di te e ci stavo già credendo.
E
tuo padre ti starai chiedendo forse tu? Tuo padre era apparentemente più
tranquillo di me, ma sono certa che anche lui avesse i miei stessi timori, per
questo senza dirmi nulla, quella stessa sera aveva inviato un messaggio alla
dottoressa “de terror” per sapere se aveva capito bene e se davvero lei stava sospettando
una mia gravidanza.
Il
dubbio, la paura e la speranza si erano insinuati pericolosamente nelle nostre
menti.
Per
la certezza abbiamo dovuto aspettare ancora qualche giorno: in quel momento le
nostre fragili speranze erano legato solo ad un piccolissimo sospetto.
Quel
banale “sospetto” oggi pesa oltre sei chili, si chiama Alice, ha gli occhi blu
e fa le facce buffe ed è, senza dubbio alcuno, la cosa migliore che io sia
riuscita a fare nei miei primi 40 anni!
Grazie dottoressa “de
terror” per non aver lasciato che smettessi di desiderarti e per aver insistito
affinché non ci arrendessimo, ripetendomi fino allo sfinimento che “un tropezón,
no es una caída”, grazie papà per essermi sempre rimasto accanto e per non aver
permesso che il dolore e la paura prendessero il sopravvento su di noi e grazie
a te Alice, che da subito ci hai dimostrato un attaccamento alla vita, una
forza e una caparbietà che spero continuerai sempre ad avere!
mercoledì 2 febbraio 2011
Acquaticità insieme
Siamo
ufficialmente iscritte al corso di acquaticità per bimbi piccolissimi. Dal prossimo
mercoledì, una volta alla settimana, per otto settimane, andremo insieme in
piscina dove, con altre mamme e altri bimbi, avremo il nostro incontro
settimanale con l’acqua. Non imparerai a nuotare ovviamente, ma prenderai ancora
più confidenza con questo elemento che a te piace tanto e nel quale sembri
trovarti perfettamente a tuo agio.
Sono emozionata di fronte a
questo nostro appuntamento ed entusiasta dall’idea di condividere una cosa
nuova con te. So che sarà stancante, i preparativi e il rientro a casa, ancora
di più della lezione vera e propria, ma non vedo l’ora.
Chi possiede chi?
Eccoti
qui, ti guardo mentre con ancora gli occhi chiusi “titti” serena nella prima e
forse unica, poppata di questa notte. Sei bella e tenera e mentre ti osservo che
mi accarezzi dolcemente il seno, mi sento assolutamente tua e ti sento completamente
mia.
Ma
in quel preciso istante mi chiedo chi realmente possiede chi? Ci apparteniamo,
siamo l’una dell’altra. Questo è l’allattamento, questo è il significato
profondo di un gesto spontaneo, istintivo e totalizzante.
Amo
allattarti, mi tranquillizza, mi appaga e mi fa sentire importante.
So che mi mancheranno
queste nostre pause notturne quando non avrai più bisogno della tetta di mamma,
ma siccome io credo ormai di essere irrimediabilmente tua, ti prometto che ci
sarò anche quando non piangerai per avere la tetta, ma semplicemente perché hai
bisogno di me.
martedì 1 febbraio 2011
100 foto di "Gù"
In
questi giorni ho cercato di tenere impegnata la testa, lo facciamo sempre noi
adulti quando non vogliamo fermarci a pensare a ciò che ci fa soffrire. Così ho
deciso di mettere a posto le tue foto e di cominciare a preparare gli “albumini”
che serviranno a raccontarti la tua storia, quando sarai più grande. Ho
cominciato partendo dalla pancia, per andare avanti fino ad ora. Ci sono le
foto di quando eri in clinica appena nata, e poi dei tuoi progressi. Con le
foto ho ripercorso questi mesi come fosse un viaggio a ritroso nel tempo.
È stato emozionante e di
ogni foto ho un chiaro ricordo. Mi rendo conto di quanto tu sia già cresciuta e
già cambiata e di quanto il tempo corra davvero troppo veloce.
Attenti allo straniero
Oggi siamo
andate a trovare Anna in ufficio e tu, di fronte a facce nuove hai reagito con disperazione.
Sei diffidente, è normale, è giusto e lo capisco. Ma fa una penona vederti
aggrappata a chi conosci, come fossi un ragnetto, in preda alla paura. Non
preoccuparti Alice, anche se non sei fra le mie braccia, la mamma e il papà
vegliano su di te e non ti lascerebbero mai con qualcuno di cui non si fidano. Stai
tranquilla.
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