mercoledì 6 aprile 2011

Non puoi!

Ehi tu, che da subito mi hai dimostrato di essere una bambina stitica senza lasciare tracce ai dubbi, che per sei mesi mi hai tenuta col fiato sospeso facendo la cacca una volta ogni 4 giorni, che mi hai abituata che potevo uscire anche senza pannolino perché tanto “il lavoro grosso” (come lo chiama papà), lo portavi sempre a casa, che non hai mai sporcato fuori dal pannolino, che mi hai fatto fare una scorta di crema di mais tapioca perché per te la crema di riso era assolutamente off limits, ora non puoi tutto ad un tratto e senza preavviso cambiare i tuoi (e i miei) ritmi e cominciare a fare non una ma addirittura 4 cacche al giorno, non puoi farla ovunque ti trovi obbligandomi a gestire cambi d’emergenza in situazioni decisamente border line, non puoi sporcare oltre al pannolino anche il body e i pantaloni, non puoi costringermi a correre al supermercato per comprare la crema di riso…

Ieri, oggi, domani...


Ieri: ho mancato il mio appuntamento quotidiano con queste pagine, ma del resto è stata una giornata impegnativa, “condita” con un fotonico mal di testa e “insaporita” da una improrogabile gita a Ravenna.
Oggi: ho ritardato l’appuntamento con il blog e stavo per saltarlo un’altra volta, ma del resto fra le innumerevoli cacche di Alice che ormai ha ufficialmente la diarrea è diventato davvero difficile riuscire a pensare anche a cosa scrivere.
Domani: chissà…

lunedì 4 aprile 2011

Igea Marina


Cara alice, oggi voglio raccontarti qualcosa di più del posto in cui stai muovendo i tuoi primi passi verso la vita: Igea Marina piccola località di mare, conosciuta a pochi.
Tuo padre ed io siamo venuti a vivere qui qualche anno fa, scegliendo questo posto un po’ per caso e un po’ per la posizione “strategica”: vicino ma non troppo ai miei genitori e lontano ma non troppo dal lavoro di papà. All’inizio ammetto che ero spaventata e perplessa, perché da sempre ero abituata a vivere in una città di provincia, piccola, ma pur sempre una città e non in un paesino, per di più di mare, che d’inverno sembra quasi andare in letargo. In più, ero assolutamente certa, sbagliando, che il mio habitat naturale fosse “la grande metropoli”.
Ma questa oasi di pace vicina a tutto e lontana da tutto mi ha conquistata con la sua calma, con i suoi prati verdi, con le sue spiagge, con i suoi dintorni, con i rapporti umani che ancora ci sono, con la sua semplicità, con la voglia di costruirsi, con la sua vita tranquilla. Giorno dopo giorno ho imparato a conoscerla e senza nemmeno accorgermene ho cominciato ad amarla. Qui è dove ho costruito la mia vita di coppia con tuo padre, qui è dove ho visto nascere la nostra famiglia, qui è dove ho scoperto di essere incinta e qui è dove mi sono sentita per la prima volta madre.
È in questo posto che ho vissuto alcuni fra i più grandi dolori della mia vita e anche buona parte delle più grandi gioie è in questo posto che ho smesso finalmente di vegetare per cominciare a vivere, è in questo posto che ho visto realizzarsi i miei sogni. È vero le mie radici e il mio passato non sono in questo paese, ma qui ho trovato persone più simili a me, persone vere, amiche con cui poter fare una bella passeggiata, senza dovermi preoccupare di essere truccata e firmata, ma solo per il gusto di fare due chiacchiere con qualcuno con cui mi sento e sono in totale sintonia.
A Igea Marina tutti si conoscono, almeno di vista ed è facile sentirsi meno soli quando per la strada qualcuno ti saluta ed è bello uscire una domenica mattina da soli con il proprio cane e ritornare a casa in quattro, insieme ad un’amica e il suo cane.
A Igea Marina i bambini possono andare a scuola con lo scuolabus che fa tante fermate, ed una è sicuramente vicina a casa di tutti, perché qui tutto è a misura d’uomo, ogni cosa sembra fatta apposta per poter essere raggiunta senza spostarsi troppo.
A Igea Marina c’è un piccolo parco per bambini, si chiama “Paperopoli”. Certo, non è Mirabilandia, ma questo parco con un nome da fumetto è il parco giochi del tuo paese, è quello in cui fin dalla prima volta che l’ho visto, ho immaginato di vedere correre e giocare i miei figli, è il parco in cui ti porterò Alice.
Questo è il posto dove stai crescendo, un posto che a me ha dato tanta serenità e spero che abbia lo stesso benefico effetto su di te, almeno fino a quando spiccherai il volo per raggiungere le tue mete.

"Gioco" dei ruoli


Sono nata e subito ero già figlia, sorella, nipote e cugina.
Poi crescendo sono diventata anche amica, compagna di scuola e a volte nemica.
Poi è arrivato il momento di diventare fidanzata, collega di lavoro e “nuora”.
Ed infine sono diventata madre.
Non ho smesso di essere nulla delle altre cose, ho solo complicato un po’ la vita aggiungendo ruoli ai ruoli, diventando sempre più “cose” contemporaneamente.
A volte questo processo naturale è stato facile, quasi impercettibile, altre estremamente complicato, perché alcuni di questi ruoli sono in contrasto fra loro, e altri si incrociano, si accavallano e si sovrappongono in un pericoloso puzzle.
Fa parte della vita, è così per tutti anche se non è facile per nessuno e la cosa più difficile in questo “gioco dei ruoli”, è senza ombra di dubbio riuscire a non perdere di vista se stessi, rimanere fedeli ai propri principi, ai propri “credo”, far valere i propri diritti e le proprie volontà, rispettare le proprie esigenze, difendere i propri spazi e mantenere le proprie libertà, senza mai deludere le aspettative degli altri.
Crescere è difficile Alice, a volte, quando i ruoli si scontrano, devi saper cedere al “compromesso”, devi riuscire a dire un “sì” anche quando vorresti tanto urlare al mondo un “no”, altre devi tirare fuori gli artigli anche se l’unica cosa che vorresti in quel momento, è solo leccarti le ferite.

Un week end volato via


Eccoci qua, è di nuovo lunedì, con alle spalle un week end che sembra davvero essere volato via troppo in fretta per riuscire ad apprezzarne i benefici.
Questa sensazione lascia l’amaro in bocca e rende questa giornata un po’ più vuota dei soliti lunedì. Per fortuna il bel tempo ci assiste e forse porterà anche una scorta di buon umore…

domenica 3 aprile 2011

Passeggiando in bicicletta


Che bello Alice, oggi abbiamo fatto il primo mini-giro in bicicletta!!! Mini perché tu sei ancora piccina e la posizione del seggiolino della bicicletta per te non è proprio delle più comode. Siamo arrivati fino alla spiaggia io davanti e tu dietro con papà. Eri molto seria e attenta, calata nel tuo ruolo da “ciclista della domenica” col tuo caschetto sulla testa che ti conferiva un’aria assolutamente professionale.
Mancavano gli occhiali, perché ti sono ancora un po’ grandi ma eri perfetta, con i jeans e la felpina bianca.

Faccia di mela


Quando ti sei svegliata stamattina (sempre troppo presto considerando che era domenica…) e papà ti è venuto a prendere dal tuo lettino per portarti in camera nostra, vedendo la tua faccina tonda ancora assonnata e le tue gotine rosse, forse un po’ accaldate, ho pensato che avevi proprio una “faccia di mela” una magnifica faccia di mela, la nostra bellissima faccia di mela!
È ufficiale: questo sarà il tuo soprannome di oggi.