venerdì 17 giugno 2011

01 - Appunti di viaggio

Venerdì 17 ore 9:00
Siamo ufficialmente in vacanza.
Sopravvissuti ai preparativi, miracolosamente stipati in macchina siamo riusciti a partire pochi minuti fa.
Ora manca solo la grande avventura della traversata in traghetto e poi potremo finalmente stenderci e rilassarci sotto l'ombrellone.
Sardegna aspettaci stiamo arrivando!
Venerdì 17 ore 13:00
É bello vederti affacciata alla spalla di papino, che mi guardi, mi sorridi e fai ciao, ciao con la manina...
Siamo appena stati in pausa all'autogrill, dove tutti ci siamo rifocillati. Ora stiamo tornando alla macchina e siamo pronti a ripartire.
Venerdì 17 ore 13:30
Come faremmo senza "Orsonno" orsetto regalo di zia Anna, compagno di nanne e di viaggi: tu ascolti la musica del suo carillon, accarezzi il pon pon del suo buffo cappello, ti rilassi e lentamente ti addormenti.
Venerdì 17 ore 14:30
Ci volevano nove chili di personcina simpatica per farci fare una vacanza d'estate...
Siamo arrivati al traghetto.
Siamo decisamente in anticipo.
Ora andiamo al terminal e aspettiamo l'ora x.

giovedì 16 giugno 2011

La prima albicocca di Gù


Oggi ci hanno regalato delle albicocche appena raccolte dall’albero.
Alcune erano belle mature, dolci, pronte per essere assaggiate da te! Ne ho presa una che mi sembrava perfetta e ti ho dato l’interno, grattandolo con un cucchiaino.
L’hai divorata in pochi minuti, nonostante avessi già mangiato un omogeneizzato mela/banana.
Sai Gù, è un piacere guardarti mangiare così di gusto, vedere che non ti tiri mai indietro, che sei pronta a sperimentare nuovi sapori.
MI piace!

Un libro per mamma


Sto aspettando che ti svegli e poi, dopo averti fatto fare lo spuntino di metà mattina, andremo al supermercato per gli ultimi acquisti prima della partenza. Fra le cose da comprare, a parte le creme solari, un libro per mamma.
Sì, mamma ha la pia illusione durante questi giorni di vacanza, di avere anche un po’ di tempo per leggere, magari mentre, stesa sotto l’ombrellone, veglia il tuo sonno…
Ieri sera mentre provavo a pensare ad un libro da portare con me, sentendo le parole di papà, mi sono improvvisamente resa conto che non so più leggere solo per il puro piacere di farlo. Per anni ho letto/studiato libri di grammatica spagnola, poi sono passata ai manuali sulla gravidanza, poi ancora a quelli sulla crescita di un figlio… insomma il classico libro da “cazzeggio” non rientra più nelle mie abitudini…
Ma oggi lo farò rientrare…

La valigia per il mare


Non ricordo più nemmeno quanti anni siano passati da quando l’ultima volta ho preparato una valigia per il mare. Sicuramente non pochi…
Mi ha fatto un effetto strano sostituire i pesanti maglioni e le calze grosse con i costumi da bagno e i parei…
Non mi sembra ancora vero: domani a quest’ora comincia la vacanza…
Papà questa volta ci ha davvero stupite con effetti speciali, prendendosi addirittura una settimana di ferie non in concomitanza della chiusura aziendale e proponendo una località marina…
Ora mancano le ultime cose, quelle che più mi mettono in ansia, quelle che bisogna necessariamente fare all’ultimo minuto… ma so che quando papà tornerà a casa stasera, in due tutto sembrerà e sarà più facile…
Preparati Alice, ci aspetta una magnifica settimana di vacanza!

mercoledì 15 giugno 2011

Frenesia pre-partenza


È ufficiale: sono stata decisamente colta dalla frenesia pre-partenza.
Sono circondata da borse, sporte e valige, sono sommersa da vestiti, magliette, pantaloni, mutande e calzini, miei, tuoi… ormai non fa differenza, tanto non riesco più a capirci nulla.
Scrivo biglietti per ricordarmi di prendere le cose importanti ed altri biglietti per ricordarmi dove sono le cose importanti ed altri ancora per ricordarmi di guardare i biglietti...
Faccio liste, elenchi, assolutamente inutili che serviranno solo a confondermi le idee e a farmi dimenticare qualcosa che sarà sicuramente fondamentale, ma della quale riusciremo comunque a fare a meno(o nella peggiore delle ipotesi a trovare un valido surrogato).
Non so più cosa ho fatto e cosa devo fare, non so più cosa ho messo in valigia e cosa ancora manca, non so più se ho comprato tutto ciò che serve oppure no e adesso che ci penso mi sa che non so nemmeno più dove ho messo la valigia…
L’unica cosa che so e che mi fa stare comunque tranquilla, in questo stato di beatitudine che mi rende euforica come se fossi drogata o almeno un po’ ubriaca, nonostante il caos dal quale sono attorniata, è che manca un solo giorno alla partenza, soltanto uno e poi saremo in viaggio e siccome il viaggio è già vacanza, vuol dire che alle vacanze manca davvero poco!

Le tue radici coreane...


Ieri per caso mi è venuto in mente quando io, prima di conoscere papà, volevo espatriare, scappare, andare a vivere all’estero.
Il mio sogno era quello di trasferirmi un giorno a Madrid.
Ci ho anche provato e per alcuni periodi ho “giocato” a fare l’emigrante.
Vivere all’estero non è dura, è durissima, l’ho sperimentato sulla mia pelle.
Certo, molto dipende dal carattere, ma per una come me che ha bisogno di sentirsi a casa, di mettere radici e di ritrovarsi anche nei piccoli oggetti di uso comune quotidiani, è un’impresa con un carico emotivo molto pesante.
Ti manca tutto, anche la solita marca di dentifricio che naturalmente, non riesci a trovare. Ti senti spaesato e non è un problema di lingua, perché quello era l’unico ostacolo che a Madrid non dovevo affrontare, è un problema di abitudini, di usi e costumi, di cultura, di clima, di orari. Ecco, per esempio gli orari a Madrid sono assurdi: si pranza alle tre di pomeriggio e si cena alle dieci di sera… mi ci ero abituata ma non mi sarei mai rassegnata…
Perché allora una persona “normale” ad un certe punto della sua vita sente il bisogno, la voglia, il desiderio o la necessità di trasferirsi in un altro stato? Che cosa lo spinge ad affrontare tanti sacrifici e tante difficoltà? Non so gli altri, ma per me in quel momento è stata una necessità: detestavo la vita insulsa che conducevo in Italia, ero assolutamente insoddisfatta di quello che facevo e volevo dare una svolta radicale, a qualsiasi costo. La vedevo come l’unica soluzione possibile per “salvarmi”, l’unica possibilità di realizzarmi in qualche modo.
Ma poi la vita mi ha stupita, regalandomi un sogno molto più grande, mi ha dato tutto ciò che ho ora e mi ha resa immensamente felice, come non pensavo di poter essere.
Non c’è stato bisogno di andare così lontano: è stato sufficiente incontrare la persona giusta al momento giusto e spostarsi di appena 60 kilometri.
Certo, all’inizio anche qui non è stato facile.
Papà sta via dodici ore ogni giorno ed io ho dovuto abituarmi prima a stare da sola in un posto a me sconosciuto e poi costruire una rete di affetti, trasformare banali conoscenze in reali amicizie, cominciare a sentire familiari luoghi a me assolutamente estranei: tutte cose che hanno richiesto tempo ed energie.
Nessuno mi ha regalato niente. Tutto è stato ottenuto faticosamente, giorno dopo giorno, passo dopo passo, con grandi sforzi e immensi sacrifici.
Oggi però, dopo quattro anni, posso dire che qui è casa, mi sento e sono completamente a mio agio, questo è il posto dove ho imparato che si può anche essere felici e che la vita è bella, qui è dove ho finalmente messo radici e dove vorrei vedere crescere mia figlia e vivere i miei prossimi anni.
Oggi quando papà va via ogni mattina, non mi sento improvvisamente persa, non mi vedo come un granello di sabbia in mezzo al vento, non ho più paura, perché tutto è familiare, perché so come muovermi e dove andare, qualsiasi cosa succeda o di qualsiasi cosa io abbia bisogno so a chi rivolgermi.
Oggi, posso dire serenamente che non ho più bisogno di scappare, non sento l’esigenza di andare lontana, forse perché non sto cercando nulla, non mi manca niente, tutto ciò di cui ho bisogno è qui, tutto ciò che voglio ce l’ho a portata di mano.
Sono realizzata, appagata, in una parola: felice.
Ho solo paura un giorno di dover abbandonare tutto questo e di dover ricominciare da zero in un altro posto…
Non so se ce la potrei fare, ci ho pensato a volte e sono sincera nel dire che credo di no, perché ora sono consapevole di quanto sia difficile e di quanto per me sia necessario, al contrario di quello che pensavo, mettere radici stabili e durature.
Forse potrei vivere un periodo di alcuni mesi lontana da qui, una parentesi che potrebbe anche essere piacevole, ma solo con la certezza di tornare a casa, senza perdere i privilegi che in questi anni ho acquisito, senza dover dire addio a questi posti, senza dover abbandonare le mie consuetudini quotidiane, e senza dover perdere le poche persone che in questi anni sono diventate importanti.
Sbagliavo quando pensavo di essere un animale migratore, io sono una pianta, per l’esattezza un “Abete Coreano”, un albero che sviluppa radici grandi e profonde.
Forse ora che ci penso, alla luce di questa consapevolezza, invece della Spagna avrei dovuto provare a trasferirmi in Corea…

martedì 14 giugno 2011

Cosa non ti piace?


Avevamo già iniziato questa giornata con un post di lamentela, dove ti dicevo chiaramente che non era possibile continuare in questo modo e che una brioche per noi due, visto il tuo appetito, è avvero troppo poco.
Mi spiace Alice ma devo dirti che sono di nuovo qui per lamentarmi.
Mi sembrava di aver intuito che il pesce non ti piaceva… avevamo già fatto almeno tre tentativi dei quali uno, era miseramente fallito e finito nell’immondizia e gli altri due erano andati meglio ma decisamente non bene.
Per questo oggi a pranzo io ti avevo preparato la solita pappa con le verdure frullate e la “ciccia”, un’abbondante spolverata di parmigiano e un po’ di olio d’oliva. Insomma direi un pranzetto di tutto rispetto e assolutamente nutriente. Tu lo hai letteralmente divorato e in men che non si dica il tuo piatto era vuoto.
A quel punto, saziata la tua fame, mi sono messa a tavola io, che oggi avevo un branzino alla griglia avanzo di ieri. L’ho scaldato nel microonde ed era venuto anche piuttosto buono. Come al solito tu vedendo che io stavo mangiando hai cominciato a fissarmi senza sosta. Allora ho pensato “adesso glielo faccio assaggiare, tanto il pesce non le piace così poi mi lascia mangiare in santa pace senza farmi sentire in colpa…” e così ho fatto. Ho preso un pezzettino dall’interno del pesce, la parte più bianca e meno contaminata dai condimenti, l’ho sminuzzato con le dita per assicurarmi che non ci fossero spine e mi sono avvicinata alla tua bocca che tu hai prontamente spalancato. Mi aspettavo che deglutissi facendo espressioni schifate e che ti rifiutassi di aprire nuovamente la bocca. Ma tu mi hai sorpresa, cominciando ad assaporare soddisfatta ciò che stavi mangiando e riaprendo immediatamente la bocca non appena vuota… Questa scena si è ripresentata più e più volte, tanto che io non riuscivo a mettere in bocca nulla per star dietro alle tue ripetute richieste. Un boccone dopo l’altro alla fine ti sei mangiata un bel pezzo di branzino ed io ho dovuto pensare ad un pranzo alternativo per me…
No Alice, così non va bene: la mamma dovrebbe sì fare la dieta ma questa è una dieta coatta e assolutamente sbilanciata, che mi lascia con un profondo e totale senso di fame… anche se devo ammettere che vederti mangiare così di gusto è un’immagine estremamente appagante!