domenica 14 settembre 2014

Che lusso i tacchi!

Prendi un paio di scarpe, mettigli i tacchi, un fiocco, ricoprile con tanti brillantini ovviamente rosa e riducile fino a raggiungere la tua taglia... Et voilà les jeux sono faits! Ecco che una volta che i tuoi occhi le avranno pericolosamente inquadrate nel loro raggio visivo le esclamazioni del tipo "UAO CHE LUSSO I TACCHI!" si susseguiranno senza soste. 
Provarle per te sarà un obbligo irresistibile.
Sorridere vedendo il tuo piede cicciottello strabordare dai lati sarà inevitabile e spontaneo.
Ridere di gusto quando muoverai i tuoi primi incerti (ma comunque più stabili dei miei) passi sui tacchi sarà scontato.
Convincerti a toglierle e soprattutto a non comprarle sarà un'impresa ardua...
Quasi quasi te le comprerei solo per mettermi di buon umore quando sono in una giornata no...
Hmmm pensandoci bene mi sa che é meglio che scarpe simili non entrino a casa nostra se non ogni mattina discuteremo oltre che sulla necessità di indossare la gonna anche su quella di indossare i tacchi...

Tu la mia piccola personal shopper...

Fino ad oggi ero sempre stata io a scegliere i vestiti e gli accessori per te. 
Fino ad oggi ero sempre stata io a divertirti nell'indossare qualcosa di uguale a te.
Fino ad oggi il mio gusto e le mie decisioni hanno prevalso sul tuo.
Ma oggi pomeriggio quando finalmente in un negozio abbiamo trovato la stessa versione solo più grande, del berretto blu col pon pon e le stelline luccicanti per il quale avevi perso la testa qualche settimana fa e che noi ti abbiamo ovviamente comprato,mi ruoli si sono invertiti.
Qualcosa mi dice che tu ben presto sarai la mia piccola personal shopper!

sabato 13 settembre 2014

Oggetti dal passato

Pochi minuti fa guardando una figura su uno dei tuoi libri mentre comodamente seduta comodamente in bagno facevi "il lavorone", indicandone uno mi hai domandato che cosa fosse.
Ho sorriso e ti ho risposto "una cabina del telefono!".
Tu allora mi hai chiesto perplessa che cosa fosse e io ti ho spiegato che era una piccola "stanzetta" che si trovava lungo le strade e dove quando non c'erano i cellulari, si andava a telefonare.
Allora tu mi hai guardata fissa negli occhi e mi hai detto "ma allora questa cabina del telefono sapeva tutti i numeri che servivano?".
Ecco no Alice, magari i numeri li dovevi sapere tu, oppure potevi chiamare un numero speciale a cui chiedevi i numeri che non sapevi...
Difficile raccontarti in maniera a te comprensibile questi affascinanti oggetti che arrivano direttamente dal passato...

Sul domani non c'è certezza...

Ieri dicevo a papà che spesso mi capita di percepire sguardi pietosi si di te da parte di chi sa della mia malattia. 
Sono sensazioni che faccio fatica a spiegare ma noto un atteggiamento, una premura e una comprensione eccessivi decisamente esagerati.
Ti guardano come la figlia di "quella che ha avuto il cancro", la bambina che ha rischiato di rimanere orfana e agli occhi di qualcuno ancora lo rischia... Sento a volte brusii alle nostre spalle, noto sguardi e discorsi interrotti al nostro arrivo.
Mi spiace che tu non sia semplicemente un bambina di quattro anni e che debba pagare per l'ignoranza di alcune persone, mi spiace che tu debba subire un trattamento privilegiato perché sei figlia di una mamma che ha avuto un difficile incontro ravvicinato col cancro ma che ad oggi lo ha battito uno a zero.
È vero, sul domani non c'è certezza manchi può esserne certo?



Piccoli chef crescono

Mi guardi mentre cucino e poi prepari improbabili grigliate miste con invitanti cosciotti di pollo di legno e bistecche di plastica senza tralasciare sono le verdure, decisamente molto varie anche se abbinate in maniera incerta con funghetti, sedano e pomodori...
Mi chiedi i tempi di cottura e le modalità di preparazione, mi osservi attenta, mi imiti e poi condisci il pesce con sale, olio e il "rosmarino del pesce" che poi sarebbe il timo ma a te piace il rosmarino e quindi lo chiamiamo così!
Una piccola cuoca all'opera... Se continui così sicuramente supererai la maestra!

Il tuo gusto

Il tuo gusto ormai si è ben delineato e non si fa certo sottomettere dalle mie idee. 
Quando l'altro giorno ti ho comprato quel vestito di maglina blu col cuore "fucsac", avrei giurato che la presenza del cuore e delle balze frou frou sulla gonna, avrebbero avuto in forte ascendente su di te e ti sarebbe immensamente piaciuto!
Il parere della tua amichetta Giulia mi ha definitivamente convinta e l'ho portato a casa certa del mio successo.
Mi sbagliavo!
Tu lo hai visto e dopo averlo guardato con una faccia che lasciava davvero poso spazio all'immaginazione mi hai detto che era bellissimoa che lo avresti messo solo il giorno dopo. Hai continuato a ripetere che ti piaceva ma anche che non volevi metterlo subito.
Ti ho chiesto più volte se volevi andarlo a cambiare e ogni voltai hai risposto sempre di no confermando che "domani lo avresti messo" fino a quando ti ho fatto vedere lo scontrino a quel punto tu senza la minima esitazione andando verso la porta mi hai detto "blaba mamma andiamo a cambiallo!"...
Ci siamo portate a casa un orrendo leggins grigio con incorporata una gonna fucsia ovviamente frou frou con tanto di fiocco sulla pancia... E ovviamente tu volevi indossarlo subito...
Perché se rimandi a domani,ormai l'ho capito, significa che non ti piace...

Abituarsi al peggio

E mentre tu sei tristemente abituata al peggio e mi chiedi preoccupata se "il nonno ha mangiato?" ogni volta che dopo pranzo finisco di parlare al telefono con la nonna, o ancora peggio mi domandi "cosa è successo questa volta?" quando ricevo telefonate a orari insoliti..., ancora non mi sono abituata/rassegnata a questa "nuova versione" dei nonni in cui hanno bisogno di una badante che li assista e si prenda cura di loro.
Cresciuta con l'ingiusta e assurda  consapevolezza che sarei stata il "bastone della loro vecchiaia" ho fortunatamente cambiato i loro programmi sulla mia vita e non posso onorare la promessa che gli avevo fatto.
So che é giusto e sano così ma un piccolo senso di colpa serpeggia in me facendomi sentire la tristezza pensando a una persona estranea che entrerà e abituerà quella che in un tempo non troppo lontano era stata la mia camera da letto.
Speriamo che Linda, così si chiama, per un assurdo scherzo del destino proprio con lo stesso nome che forse avrei dato a tua sorella se fosse mai nata, sia una persona buona e allevi le loro fatiche e il mio senso di tristezza.