giovedì 7 gennaio 2016

Ritorno a casa

Di nuovo a casa dopo tanti giorni in viaggio, dopo tanti chilomeri, dopo un'altra esperienza di vita che mi ha portata a vedere cose bellissime e a provare esperienze diverse.
Di nuovo a casa dopo una vacanza che è stata pù difficile del previsto.
E ora mi preparo a rituffarmi nella routine con tanti problemi che sono in agguato e non aspettano altro che ilio ritorno...

Tre anni dopo

Sono passati tre anni.
A volte mi sembrano tre secoli altre mi sembrano tre ore.
Ma sono tre anni esatti oggi.
Nulla è più stato uguale ma certe cose sono state incredibilmente anche meglio di prima, più intense.
Ora per ragioni diverse è un momento difficile ma nulla è paragonabile a quel 7 gennaio di tre anni fa quando quella pesante diagnosi mi è stata letta per telefono mentre tu ignara di tutto giocavi davanti ai miei occh disperati.
Il cancro ha attraversato così le nostre vite facendo vacillare qualsiasi certezza.
Oggi anche se è un giorno difficile è comunque un giorno da festeggiare.

Una luce spenta.

E poi nel cuore della notte in una camera d'albergo dove ti senti ancora più estranea a te stessa, senti le prime lacrime che timidamente scendono sul tuo viso e si appoggiano sul cuscino. 
Provi ad andare in bagno, a distrarti a cacciarle via insieme ai brutti pensieri e alle preoccupazioni ma non ci riesci. 
Non riesci a dormire.
Non riesci più a fermare i singhiozzi.
Un flash ti riporta indietro nel tempo. 
L'insonnia, il pianto incontrollabile... fanno parte di un periodo ben definito della tua vita
Li ricordi perfettamente, sono incisi sulla tua pelle e sai bene cosa significano.
Ti assale anche la paura.
Paura che di nuovo capiti che davanti a te tu veda tutto nero.
Paura di sentirti in caduta libera.
Paura di non riuscire a tirarti su.
Ti senti persa in mezzo a quelle lenzuola fredde e vorresti scappare fuori dal letto e fuori da tutto.
Sei esausta.
Hai l'impressione che qualcuno abbia spento una luce dentro di te.
Non riesci a trovare l'interruttore.
No riesci a riaccenderla.
E le ore passano così una dopo l'altra, lente, inesorabili.
Fino a quando tuo marito ti sente e si sveglia e si prende cura di te come ha già fatto in altre lunghe notti.
Asciuga le tue lacrime, accarezza il tuo corpo stanco, spinge via la tua ansia.
E finalmente riesci a dormire, appoggiata al su petto, cullata dal suo respiro.
Ma la paura di cosa ti sta succedendo resta.


Ciò che non sono

Non so più chi sono.
Una madre obsoleta, che nn serve più.
Una figlia superflua, che non può fare ormai nulla.
Una moglie inutile, che non riesce ad esserlo.
Una donna vecchia, che non si sente più donna.
In questa lunga notte mentre sono appesantita fisicamente e mentalmente, questi pensieri si sovrappongono alle domande senza risposta che mi tengono sveglia.
Chi posso essere?
Che posso fare per trovare la mia strada?
Come posso rimettermi in piedi?
Cosa mi sta succedendo?

mercoledì 6 gennaio 2016

Fuori gioco!

Oggi, ieri, domani avrei voluto scrivere di te, dei tuoi progressi sugli sci, di come sei incredibilmente brava, di quanto diverti col maestro e con papà. 
Invece non posso farlo perché ancora una volta io ero la grande assente, ma per fortuna tu non eri sola: c'era lui al tuo fianco, c'era lui a filmare le tue discese.
Io mi limito ad aspettarti in camera, a metterti vestiti puliti e asciutti, ad ascoltare i tuoi racconti a guardare le foto e i filmati.
E mi sento sempre più una cattiva madre, inutile, sbagliata fuori posto e fuori gioco.

martedì 5 gennaio 2016

Giorno 11 - Voi due e io

Mentre tu impari a sciare e papà si gode lo spettacolo con orgoglio e soddisfazione io sono rimasta in albergo a raccogliere un po' le idee e i pensieri e a cercare di rigenerarmi e di trovare un equilibrio che in questo momento sento di aver perso. 
Il tepore, la musica di sottofondo, un bel libro e l'I pad sono la mia compagnia in questa mattina in cui forse la compagnia di me stessa è la cosa di cui avevo più bisogno. 
Non ho nemmeno avuto voglia di uscire e di fare un giro in paese. L'orario degli autobus sta lì fermo, appoggiato sul libro da oltre due ore ma l'idea di spostarmi da qui non mi ha nemmeno mai sfiorata.
Va bene così, chiudo l'Ipad e apro il mio libro.

Un'altra notte troppo lunga

Un'altra notte lunga in cui l'insonnia ha vinto sulla stanchezza.
Un'altra notte passata a rigirarmi fra le coperte cercando di combattere il caldo e trovare la giusta posizione.
Un'altra notte ad ascoltare il vostro respiro regolare e a vegliare il vostro sonno.
Un'altra notte in cui i pensieri hanno allungato la durata delle ore e dei minuti.
E mentre fissavo il soffitto e lo spazio intorno a me ho ripensato a quella foto di mia mamma che ho ricevuto oggi, così visibilmente affaticata in quel letto di ospedale e ho provato una stretta al cuore... Poi per contrastare la tristezza ho cercato di ricordare la luce nei tuoi occhi quando sei tornata dopo aver sciato e mi sono scoperta a sorridere nella penombra.
In questa notte difficile Alice vorrei sentirmi ancora una volta figlia. 
Ma ho la drammatica consapevolezza che non potrò più farlo. Non posso sentirmi la figlia di una madre che non può più aiutarmi, che è indifesa e ha bisogno di tutto il mio aiuto, che non è più in grado di fare nulla da sola... Allora penso che il mio ruolo fosse dovrebbe essere quello di madre. Ma ti guardo e ti vedo grande, forte, sicura e comprendo allora che non posso nemmeno ostinarmi e rimanere avvinghiata a questo ruolo di madre, madre di una figlia che giustamente sta crescendo e non vuole più il mio aiuto perchè non ne ha bisogno e ormai vuole fare tutto da sola...
E in questa notte troppo lunga in mezzo a questi monti che riescono a trasmettere più freddezza così spogli che con la neve sopra, mi sento persa e improvvisamente non so davvero più chi sono.